Vietato l’accesso al Santo Sepolcro a Pizzaballa, poi la soluzione

By Il Tirreno 30 marzo 2026


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Lunedi 30 Marzo 2026

ATTUALITA

Papa Leone e la risposta ai predicatori Usa
«Non usare Dio per giustificare la guerra»
Le parole del Pontefice che si rivolge alla comunità internazionale e invita alla pace



i Chiara GrazianiRoma Il Dio della Chiesa, “Gesù Re della Pace”, rifiuta la guerra e «nessuno può usarlo per giustificare la guerra». Papa Leone, nella solennità della Domenica delle Palme, si rivolge alla comunità internazionale dove il nome di Dio viene, anche in queste ore, speso a più riprese per alimentare l’incendio appiccato nel Medio Oriente, in Africa, in Ucraina. E non può non venire alla mente anche la scena di tre settimane fa nello studio ovale della Casa Bianca: un gruppo di pastori evangelici ha imposto le mani sul presidente Trump invocando da Dio protezione e vittoria in guerra per il condottiero che ha seguito Israele nell’attacco a Teheran. Uno sforzo collettivo, intenso, con Trump ad occhi chiusi ad attendere l’unzione divina, e con Paula White Cain, predicatrice e capo dell’ufficio della Fede della Casa Bianca, a guidare il rito propiziatorio. Non possono non suonare come risposta le parole di ieri davanti alla folla di San Pietro, dell’altro statunitense, papa Prevost: «Fratelli e sorelle, questo è il nostro Dio, Gesù, Re della pace. Un Dio che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue». Usa le parole del profeta Isaia: le vostre mani grondano sangue, inutilmente pregate, Dio non vi ascolta. Lo ripete sette volte: Gesù è il re della pace. E questo Cristo «grida dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!». Lo spiega a chi segue il magistero della Chiesa, anche negli Stati Uniti: «Gesù – dice – non ha combattuto nessuna guerra. Invece di salvare sé stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate nella storia dell’umanità». Un appello alle coscienze a non violare il nome del Dio della pace. È noto, tra l’altro, che sull’appoggio alla guerra in Medio Oriente negli Usa si sta aprendo una spaccatura – anche interna al mondo Maga che appoggia Trump – fra cattolici ed evangelici: le parole del primo papa nord americano non potranno non incunearsi anche nel dibattito fra le coscienze. Leone prende poi a prestito una preghiera di don Tonino Bello: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati». Ingiustizie che ha poi, in parte, elencato all’Angelus: la sofferenza dei cristiani del Medio Oriente, coinvolti da un «conflitto atroce»: i marittimi bersagli innocenti della guerra nello stretto di Hormuz; i migranti che continuano nell’indifferenza a morire in mare. «Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace! Preghiamo per tutti i migranti morti in mare, in particolare per quelli che hanno perso la vita nei giorni scorsi al largo dell’isola di Creta». l

ATTUALITA

L’Italia convoca l’ambasciatore israeliano
Meloni: «Impedire al Patriarca l’accesso al Santo Sepolcro è un’offesa»



Diventa un caso religioso, politico e diplomatico quello che coinvolge il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che attraversa la culla del cristianesimo e arriva fino a Roma. La polizia israeliana impedisce al patriarca cattolico in Terra Santa, e al custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, padre Francesco Ielpo, di celebrare la messa nel giorno della domenica delle Palme.E le reazioni in Italia non si fanno attendere. Per prima quella della premier Giorgia Meloni: «Vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa», dice, osservando che «il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa». Nel pomeriggio, fanno sapere da Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio rinnova la propria solidarietà – e quella del governo – a Pizzaballa, con una telefonata. Sul piano diplomatico si muove invece il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Ho dato indicazione di convocare domani al ministero degli Esteri l’ambasciatore di Israele per avere chiarimenti sulla decisione di impedire al cardinale Pizzaballa la celebrazione della domenica delle Palme», dichiara Tajani. Una decisione che viene ben accolta da gran parte della maggioranza e che riceve pure immediato riscontro. L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, ospite in tv, spiega: «Comprendiamo che quello di oggi sia un giorno significativo per il mondo cattolico e non volevamo offendere i credenti ma occorre capire che siamo sotto attacco. Il Patriarca Pizzaballa non è potuto entrare nel Santo Sepolcro per motivi di sicurezza». E specifica che il cardinale era stato informato. In merito alla convocazione alla Farnesina, «comprendiamo la sensibilità del mondo cattolico cristiano e la situazione politica» ma dall’Italia «avremmo preferito una risposta differente», aggiunge.Le dichiarazioni e le mosse del governo non bastano però alle opposizioni, che attaccano a partire dalla segretaria del Pd Elly Schlein che accusa la presa di posizione ancora non netta da parte di Meloni. «Colpire la libertà di culto è l’ennesima violazione dei più elementari diritti umani compiuta nella sostanziale impunità, e rappresenta un atto di ostilità nei confronti di milioni di cristiani nel mondo», scrive la segretaria dem sui suoi canali social. E poi aggiunge: «Il governo italiano esprima forte la sua condanna e prenda una volta per tutte le distanze dal criminale Governo Netanyahu, promuovendo azioni concrete per fermare e sanzionare le sue sistematiche violazioni dei diritti umani e delle libertà». l

ATTUALITA

Il cardinale andava a celebrare la messa, è stato bloccato dalla polizia
Vietato l’ingresso al Santo Sepolcro
a Pizzaballa, poi il piano d’accesso



i Laura PironeGerusalemme Lo strappo si consuma in mattinata, quando il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, prova ad andare al Santo Sepolcro per la messa della Domenica delle Palme. Accesso vietato per lui e per padre Francesco Ielpo, custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, «costretti a tornare indietro»: la polizia israeliana non li lascia passare. «Motivi di sicurezza», spiegheranno poi quando lo stop al presule, tra i papabili dello scorso conclave, era già diventato di dominio pubblico. Pizzaballa e Ielpo erano diretti verso la chiesa «in forma privata, senza alcuna processione o atto cerimoniale – ha fatto sapere il Patriarcato – Per la prima volta dopo secoli ai Capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro».Il Patriarcato ha parole dure per quanto accaduto. «Un grave precedente», una «decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie» che rappresenta «un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo». «I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte – spiega il Patriarcato – le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro».«Ragioni di sicurezza», la posizione della polizia di Israele mentre inizia il lavoro di ricucitura dello strappo. «La richiesta del patriarca è stata esaminata nella giornata di sabato ed è stato chiarito che non sarebbe stata accolta. La libertà di culto continuerà a essere garantita, fatte salve le necessarie restrizioni».Dall’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu fanno sapere che «data la sacralità della settimana che precede la Pasqua», le forze di sicurezza «stanno elaborando un piano per consentire ai leader religiosi di pregare nel luogo sacro nei prossimi giorni». Il presidente israeliano Isaac Herzog affida a X l’annuncio della telefonata con Pizzaballa. «Ho chiarito – scrive – che l’incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele».«Siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani in Medioriente – le parole di Papa Leone XIV durante l’Angelus – che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi». Nel pomeriggio il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha telefonato a Pizzaballa. «A nome dei Vescovi italiani – afferma il Presidente della Cei – manifesto lo sdegno per “una misura grave e irragionevole, condividendo quanto dichiarato nel comunicato congiunto del Patriarcato e della Custodia».Dal Getsemani, il Monte degli Ulivi, è Pizzaballa a parlare. «Gesù piange ancora una volta su Gerusalemme. Piange su questa città, che rimane segno di speranza e di dolore. Piange su questa Terra Santa, ancora incapace di riconoscere il dono della pace». Ma occorre imparare «a piangere con lui, ma anche a sperare con lui».l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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