Lo Stato “Ospite”: Il Cortocircuito Identitario dell’Italia nel 2026|REEL

Posta dei Lettori: Elisa Giordano

Per comprendere perché un poliziotto possa essere aggredito a martellate nel cuore di una città universitaria, non basta la cronaca; serve un’analisi sociologica che guardi oltre le barricate.

Poliziotto in soccorso del collega aggredito. 31 Gennaio 2026. Torino

REEL 31 Gennaio 2026. Torino https://www.facebook.com/share/v/1AY1Z9P1FZ/

I gravi fatti di Torino del 31 gennaio 2026, con il loro carico di violenza brutale e simbolica, non sono un evento isolato, ma il sintomo di una patologia profonda che attraversa le istituzioni italiane. Per comprendere perché un poliziotto possa essere aggredito a martellate nel cuore di una città universitaria, non basta la cronaca; serve un’analisi sociologica che guardi oltre le barricate.

La tesi centrale che emerge è quella di uno Stato che è diventato ospite indesiderato di se stesso. In Italia esiste oggi una frattura verticale: da un lato un Governo di destra regolarmente eletto, dall’altro una struttura burocratica, accademica e giudiziaria che spesso percepisce quel Governo non come una guida legittima, ma come un “corpo estraneo”.
Nelle università e in certi uffici giudiziari, la legge dello Stato sembra avere un valore relativo, mediato da un’appartenenza ideologica che trasforma il dissenso in resistenza e la repressione dell’illegalità in “attacco alla democrazia”.

Per decenni, il dibattito pubblico è stato anestetizzato da “spauracchi ideologici”. Se un tempo si agitava il pericolo del comunismo per compattare l’elettorato, oggi si usa il fantasma del fascismo come un “passepartout” per giustificare l’ingiustificabile.
È un meccanismo ridicolo ma efficace: etichettare un governo democratico come “regime” permette ai gruppi antagonisti di sentirsi moralmente autorizzati alla violenza, mentre una parte della stampa e delle istituzioni osserva in silenzio, quasi a legittimare questa narrazione per affinità politica.

Un ruolo cruciale in questo declino è giocato da una stampa politicizzata che ha operato una sistematica rimozione della realtà. Il trend negativo dell’Italia (stipendi al palo, sanità allo sbando, insicurezza percepita) non è nato tre anni fa con l’insediamento di Giorgia Meloni. È un processo ventennale di erosione strutturale.
Tuttavia, i media hanno iniziato a gridare all’emergenza solo di recente, ignorando le colpe di chi ha governato in precedenza. Questo crea una distorsione cognitiva: si accollano le macerie di un crollo ventennale all’ultimo inquilino del palazzo, trasformando un fallimento di sistema in una colpa di parte.

Poliziotto aggredito a martellate

Il Paese si sta avvicinando a quella che mi piace definire “Massa Critica”.

Quando i servizi essenziali (salute e sicurezza) e il potere d’acquisto toccano il punto di non ritorno, la narrazione ideologica perde il suo potere incantatore.
Il cittadino che non riesce a curarsi o che teme per la propria incolumità smette di credere agli spauracchi del 1945.
È qui che avverrà il vero “risveglio delle coscienze”: uno scontro frontale tra la realtà quotidiana e la propaganda dei “professionisti del disordine”.

Torino ci dice che non bastano le leggi per cambiare un Paese se gli organi dello Stato remano in direzioni opposte. L’Italia non ha bisogno di nuovi martiri o di vecchie etichette, ma di una ricomposizione identitaria. Finché lo Stato sarà visto come un nemico da chi dovrebbe rappresentarlo o servirlo, la violenza di piazza rimarrà l’unica, tragica moneta di scambio di un dibattito politico fallimentare.

Elisa Giordano

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