Posta dei Lettori: Walter Terreni
Visioni sul vecchio/nuovo ospedale. Mentre si cerca di importare a Livorno un modello di “monoblocco” che ha già dimostrato debolezze e fragilità in altre zone della Regione, il nostro ospedale è stato abbandonato all’incuria.

Livorno, 26 Gennaio 2026 – “In occasione della visita all’ospedale di Livorno dell’Assessora regionale Monni, su Il Tirreno sono comparsi diversi articoli che danno una rappresentazione dell’attuale situazione e delle prospettive future che ha poco a che vedere con la realtà attuale.
Da una parte, assistiamo al progressivo degrado dei padiglioni ospedalieri, ma se ne parla come se fosse una situazione fatale, senza alcun cenno sulle reali responsabilità e senza un’adeguata riflessione sulle scelte fatte negli ultimi 15 anni dalle istituzioni regionali e locali. Mentre si cerca di importare a Livorno un modello di “monoblocco” che ha già dimostrato debolezze e fragilità in altre zone della Regione, il nostro ospedale è stato abbandonato all’incuria. Una struttura grande e sicuramente impegnativa che se adeguatamente mantenuta e ristrutturata sarebbe in grado di corrispondere alle esigenze attuali con costi inferiori a quelli della nuova costruzione.
Siamo insomma di fronte ad una evidente incapacità (se non negligenza più o meno finalizzata) nel gestire un complesso che mantiene tutte le sue potenzialità.
Una inadeguatezza che ha contribuito al diffondersi del disagio fra gli utenti, già vittime aggravato dai continui tagli alla sanità pubblica.
D’altra parte, sono sempre più evidenti le tempistiche e i costi del nuovo ospedale. Sono passati quasi sei anni (10 giugno 2020) dalla sottoscrizione dell’Accordo di Programma, che ne prevedeva cinque, con un costo di 245 milioni di euro per una piccola struttura da 488 posti letto, già allora al di sotto degli standard regionali.
Un progetto da subito ispirato dalla logica perversa del decidere prima di verificare, a cominciare dall’ubicazione in un parco di valore ambientale, storico e sociale, con elevati rischi idrogeologici e senza parcheggi adeguati alle necessità degli utenti e alle prescrizioni per le nuove costruzioni.
Ora il presidente Giani ci dice che il nuovo ospedale sarà realizzato dall’INAIL come sua proprietà ed investimento immobiliare, per un costo aumentato di circa 100 milioni in più di quanto previsto.
Questo vuol dire che se poi si costruirà davvero, nel 2030 o nel 2032 l’ASL diventerà inquilina, non proprietaria. 40 anni di locazione con un canone annuale di 12 milioni a carico delle nostre tasche. E siccome sono soldi che rientrano nelle “spese correnti”, questo vuol dire tagli ulteriori alle altre, a cominciare dalle spese per il personale.
Una inquietante minaccia alla qualità dell’assistenza medica. La salute sarebbe sempre più un lusso e l’eredità che lasciamo alle generazioni più giovani sempre più misera”.
Fonte: Walter Terreni
