La Piazza è presidiata h24 da gruppi di stranieri che sostano nell’area. È di fatto una “Piazza Affari”.

LIVORNO – Il Team Vannacci “Teseo Tesei’, continua la sua attività di monitoraggio delle “piazze critiche” del territorio livornese. Vito Capogna e Laura Petreccia per la situazione su Piazza Garibaldi e sull’area circostante spiegano che è in atto da oltre un anno una forte azione di contrasto condotta dalle Forze di polizia, insieme alla Polizia Locale.
Parallelamente è in corso un importante percorso di riqualificazione promosso dal Comune con l’eliminazione graduale delle baracchine e altri interventi che restituiscono alla piazza decoro e vivibilità.
Nei giorni scorsi i residenti hanno segnalato l’occupazione di due baracchine, utilizzate da extra comunitari per bivacco e spaccio. Chiedono perciò un presidio di forze dell’ordine fisso in piazza Garibaldi. Subito l’amministrazione comunale ha fatto sigillare con pannelli di legno le porte delle baracchine occupate.
“Il lavoro non si esaurisce in pochi mesi. È fondamentale il contributo di tutti i cittadini e delle forze politiche: uno spirito critico è legittimo e può essere utile, ma non deve diventare strumentale né alimentare paure e insicurezza” – cosi il prefetto Giancarlo Dionisi – Ciò di cui abbiamo bisogno è una collaborazione costruttiva, non distruttiva.”


Il cittadino ha paura, anche in pieno giorno si creano dinamiche allarmanti. Se entri.nella piazza e cammini, osservi, sei controllato per come e cosa fai. Tra di loro i capannelli di extra conunitari che sostano seduti, chiacchierano, o ascoltano musica, si passano impressioni sul soggetto. È un potenziale cliente? È un disturbatore? O è semplicemente inoffensivo?
Siamo stati testimoni di una macchina presa in ostaggio nel mentre che un cittadino si era fermato al cantiere a vedere il progresso dei lavori. Un gruppo si era portato intorno alla macchina, i tre componenti si sono appoggiati alla portiera. Era già partito il tam tam sulla persona.
Cosa sarebbe successo se il malcapitato avesse fatto qualcosa di non gradito a loro? È andata che la persona visto l’accerchiamento intorno alla sua auto ha avuto spirito di reazione. Un bel sorriso, pacifico e il gruppo si è allontanato.
È grave, a maggior ragione, che queste persone si sentono impunite e vogliono assolutamente detenere il controllo della Piazza Garibaldi. Sono pronti a tutto.
Lo Stato deve tornare a presidiare le aree dove oggi comanda la criminalità
L’assenza delle istituzioni nei quartieri più fragili ha lasciato spazio a poteri informali fondati su violenza e paura. Non bastano misure repressive, serve una cultura della legalità
“Lo dico da garantista, convintamente: è necessario dimostrare, in maniera chiara e inequivocabile, che non vi sono – e non vi devono essere – porzioni di territorio nazionale in cui a comandare non sia lo Stato di diritto. – continua Capogna – Lo Stato deve mostrare il volto della legalità riportando la presenza concreta e simbolica delle istituzioni nei quartieri, nelle strade, nei porti. È tempo di farlo. Non per militarizzare, ma per ricostruire il patto sociale, quello fra cittadini e Stato, fra libertà e responsabilità”.
Gli episodi che si stanno moltiplicando – da Palermo a Roma, da Milano a Napoli e, purtroppo, in tutta Italia – non sono semplici fatti di cronaca. Sono segnali. Segnali di un potere parallelo, che torna a marcare il territorio: con la violenza, con l’intimidazione, con la droga spacciata davanti alle scuole, con i locali copertura usati per riciclare.
E segnali che i cittadini – e ora anche i turisti – stanno cominciando a percepire con crescente angoscia.
È qui che entra in gioco il principio fondamentale: la sicurezza non è un disvalore. È la garanzia primaria della nostra libertà. Senza sicurezza non c’è spazio pubblico, non c’è cittadinanza piena, non c’è economia che funzioni, non c’è democrazia che regga.
La sola inclusione formale è insufficiente se non accompagnata da politiche concrete di autentica integrazione, che passino attraverso il lavoro, la formazione e la costruzione di un reale senso di appartenenza.
“Mi torna alla mente una frase significativa: «Per sconfiggere la criminalità ci vorrebbe un esercito di maestre elementari». Pur in un contesto diverso, il principio resta attuale: le grandi sfide sociali si vincono anche – e forse soprattutto – attraverso l’educazione, la cultura e la responsabilità condivisa. E questo vale sia per chi arriva in Italia, sia per chi in Italia ci vive”. Concludendo Laura Petreccia

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