I cinque turisti a bordo che volevano vedere il relitto del transatlantico, avevano firmato un contratto in cui era esplicitato il rischio di morte. Non si hanno più notizie da domenica

Le ricerche del sommergibile turistico, disperso durante una visita al relitto del Titanic, proseguono senza sosta e con un grande dispiegamento di forze della Guardia Costiera degli Stati Uniti, delle forze armate canadesi e ora anche l’istituto oceanografico francese Ifremer ha dirottato la sua nave Atalante, dotata di un robot sottomarino, verso la zona di ricerca.
È una corsa contro il tempo: a bordo ci sono cinque persone e le riserve di ossigeno assicurano un’autonomia compresa tra le 70 e le 96 ore. Avevano firmato un contratto di responsabilità prima di partire, compilando anche tre campi in cui era esplicitata la possibilità di morire durante il viaggio. Perché il rischio, in avventure come questa, è concreto. La speranza è che non finisca in tragedia, “ma se così andasse, potrebbe essere solo la prima di una lunga serie: perché sta iniziando la stagione delle esplorazioni abissali. E in ogni esplorazione si rischia sempre la vita”, commenta Alberto Luca Recchi, esploratore del mare.
Misel Joe, capo del gruppo indigeno canadese che possiede la nave madre “Polar Prince”, da cui il “Titan”, lungo 7 metri, ha detto all’emittente pubblica canadese CBC che gli Stati Uniti hanno trasportato un sottomarino per partecipare alle operazioni di salvataggio.
Le autorità canadesi hanno inviato nell’area, situata a circa 380 miglia nautiche (700 chilometri) a sud di St. John’s, Terranova, la nave della Guardia Costiera Kopit Hopson 1752 e un aereo da pattugliamento marittimo.
“E’ una sfida condurre una ricerca in un’area così remota, ma stiamo dispiegando tutte le risorse disponibili per assicurarci di localizzare l’imbarcazione e salvare le persone a bordo”, ha dichiarato il contrammiraglio della Guardia Costiera statunitense John Mauger, che coordina l’operazione.
OceanGate Expeditions, proprietaria del sommergibile, afferma che sta facendo “ogni passo possibile” per riportare in salvo i cinque membri dell’equipaggio e ringrazia per l’aiuto ricevuto nelle ricerche.
Nella nota la compagnia afferma che “da tempo non siamo in grado di stabilire comunicazioni con uno dei nostri mezzi di esplorazione sommergibili che sta attualmente visitando il sito del relitto.